sabato 8 agosto 2009

Perché il Palato Immaginario...

Il confronto dei gusti e dei pensieri mira a dare capacità di scelta all’individuo. Stiamo uscendo dai dieci anni che hanno cambiato l’approccio alla tavola ed oggi, dopo la sbornia mediatica che ha illuso centinaia di nuovi produttori di vino e ristoratori - ...ma sta arrivando il conto da pagare - ed arricchito pochi temporaneamente, i "sopravvissuti" si stanno ponendo in maniera diversa verso il mangiar-bere, rispetto all’inizio degli anni Novanta.

La situazione attuale viene chiamata da molti addetti ai lavori "crisi", per me è semplicemente un salutare “ritorno alla normalità”, anche se tra crisi e normalità ci si sta mettendo l'attuale congiuntura che fa leggere tutto con maggiore attenzione: dall’acquisto del vino, alla visita al ristorante. A furia di contare gli euro in tasca ci siamo resi conto - tardi! - che due euro non sono cinquecento lire e che in realtà la nostra moneta è stata svalutata del 50%. Ma non ce l'hanno detto al TG, hanno spettato che lo capissimo da soli! E nell'imperversare temporaneo di gastronomi e guide, i "normali" hanno capito a loro spese che buono non è solo l’eccellente. Se chi sceglie è in grado di riconoscere la qualità reale, senza limitare il gusto all’apparente, elemento dominante dell’ultimo decennio, buono è tutto quello che ci piace.

Oggi, bene o male siamo diventati mini sommelier di tutto: vino, formaggio, salumi, olio, cioccolato... In casa abbiamo il bicchiere, forse anche il coltello, giusto per ogni cosa. Allora perché non riappropriarci, consapevolmente della nostra capacità di scelta del buono, per metterla a disposizione della tavola di tutti i giorni e migliorare la qualità dell’alimentazione quotidiana. Lungo gli anni Novanta siamo stati travolti dal logorio della gastronomia moderna e quando ci siamo resi conto che l’unica cosa che non trovavamo nel “listino prezzi” era il tempo, abbiamo iniziato a limare minuti. Minuti tolti alla nostra giornata per fare spazio, dopo il lavoro, alla palestra, al week-end, al ristorante. Abbiamo scelto di saltare a piedi uniti la cucina. Mangiare bene a casa è diventato superfluo, semplice nutrimento. Troppo bello vedere in TV la comodità di cibi precotti, carne preconfezionata, porzioni per single, insalata già scelta, salti in padella, minestre e minestroni liofilizzati, riso che non scuoce, formaggi ligth, non formaggi, frutta spremuta,yogurt miracolosi...

Perennemente a dieta. Senza accorgersi che non esiste una famiglia, o una persona, più triste di quella dieta. In quella casa si vive un rapporto conflittuale con la tavola. Non si mangia mai tutti alla stessa ora, chi arriva mangia, velocemente, perché la tavola per chi è a dieta è un supplizio. E per starci poco bisogna mangiare cose cattive, altrimenti… Si mangia poco e male e non si parla più. Tutti di corsa …telefono, …sms, …e-mail. Pane? No, il pane ingrassa, meglio le gallette di riso. Pasta? Ingrassa, ma un po’ ne prendo perché questa blu fa famiglia, anzi, la faccio vedere via fax al mio amore che lavora in mezzo all’oceano. Olio? Sì, un cucchiaio, ma di arachidi che costa meno, tanto ne metto poco. E poi quelli del "…per me solo verdure", magari uno yogurt magro ai cinquanta cereali transgenici. oppure tutti al bar macrobiotico che fa panini macrobiotici ed insalatone rucola, ananas e olio di mais.

Abbiamo tolto di mezzo il convivio, limitando la tavola della cucina ad elemento di arredamento, saltandola di netto, dimenticando il ruolo fondamentale che ha in casa la tavola, a pranzo ed a cena, se si siede intorno gente che ha qualcosa da dirsi.

Da questa nostra “crisi” deve nascere l’idea di rivalutare e recuperare la tavola di casa. Se abbiamo eliminato la cucina come ambiente domestico, chissà che fine possono aver fatto le ricette della mamma o della nonna. Recuperiamole, piano piano. Torneremo responsabili di quello che mangiamo e mangeremo meglio dimostrando che a tavola, per mangiar bene, non si deve per forza spendere una follia. Miglioriamo la qualità media della nostra tavola, così torneremo anche ad incontraci, se non a pranzo, almeno a cena, in famiglia e con gli amici. Nel fine settimana, scegliamo casa nostra per stare insieme cucinando come una volta, o un ristorante dove vivere un’esperienza gastronomica da ricordare, grazie ad un piatto particolare che "lì" preparano in maniera eccellente. Così facendo potremmo accorgerci che tra di noi, in famiglia, magari dopo inizi culinari incerti, c’è già chi adora farlo. Le cose andranno meglio anche ai figli, contenti di riassaporare il piacere di stare in casa con i genitori, di sostituire le merendine con una fetta di pane buono ed olio vero.

Se riuscissimo a cambiare anche una sola di queste cose, scopriremmo che intorno alla tavola, a casa, non solo si mangia meglio, ma si costruisce una vita migliore, magari ricostruendo un’esperienza di cucina che, tra qualche anno, sarà ricordata come tradizione di famiglia. Non è poco, sinceramente…

Ed il nostro palato non sarà più immaginario.

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